Il cigno nero – possibile spoiler

Il contenuto potrebbe essere anche “la masturbazione femminile”, però anticiperebbe il finale.
La storia narra di Nina, una ballerina di 23 anni, che ha paura di liberare la propria sessualità. In occasione della prima del Lago dei Cigni, viene promossa a ballerina principale. Il dualismo cigno bianco / cigno nero inizia a rompere l’unità della sua mente. Il cigno bianco è perfetto, puro, se vogliamo ancora bambino. Il cigno nero rappresenta la sessualità dirompente. Lo sceneggiatore del balletto vuole far liberare tutta la sensualità del cigno nero. Ma la protagonista non riesce a lasciarsi andare e la sua tecnica di ballo, pur essendo perfetta, manca di passione. Passione invece che è prorompente in un’altra ballerina del corpo di ballo che diventa, suo malgrado, parte della lotta tra i due cigni nella mente di Nina. Così nasce la lotta e l’attrazione, sempre nella sua mente, con il “cigno nero”. Nel film c’è anche il rapporto con la madre, simbolo della paura verso tutto quello che comporta crescere (sessualmente): ogni volta che la ragazza cerca di masturbarsi c’è sempre la madre ha intervenire. Anche i graffi che ha Nina sulla schiena altro non sono che un simbolo dei suoi pruriti vaginali. Solo alla fine, perdendo la verginità durante l’intervallo tra il primo e il secondo atto, masturbandosi nello spogliatoio, Nina riuscirà a lasciarsi andare e a diventare davvero il cigno nero. Il film è molto delicato, tutto narrato sul filo della metafora e delle allucinazioni mentali della protagonista. L’ultima fatica di Darren Aronofsky è davvero ben riuscita. Dopo l’appassionato “the wrestler”, un film nuovo, nel vero senso della parola.

La bellezza della fotografia a pellicola

L’altro giorno ho trovato nel box la mia vecchia reflex a pellicola. E’ una vivitar V2000 con due obiettivi: un 50mm f1,9 e un 135mm fnonmiricordo. Non una fuori serie, insomma.
Non mi ricordavo più: c’era ancora dentro il rullino dell’estate scorsa. Lunedì sono corso dal mio fotografo di fiducia e ho fatto sviluppare le foto. Cazzarola che belle! Una luce, un’incisione, dei colori… Non so, son cose che non riesco a fare con la digitale.
Addirittura una foto l’ho fatta ingrandire e me la sono appesa a casa.

E voi? Le vostre vecchie macchinette a pellicolace le avete anche voi nel box, in cantina o in fondo al cassetto? Se sì, quest’estate portatevele dietro. Riscoprirete la bellezza dell’attesa di vedere com’è uscita quella foto, scoprirete la bellezza della foto stampata, la bellezza dello scatto prezioso (il rullino è quello, se canno lo scatto è una foto in meno).

Kapp