Osservazione del 1 marzo 2008!!!

Ieri sera bellissima stella a Castione della Presolana. Io, Inzet, Hari, Paolo e Cristiano, due membri del nostro gruppo astrofili, ci siamo trovati veramente sotto un mare di stelle, anzi un universo

La serata è iniziata verso le 21:30 all’osservatorio di Castione. Fatte tutte le operazioni preliminari per la messa in funzione dell’osservatorio, abbiamo subito notato che, nonostante il cielo fosse davvero trasparente, il sole che per tutto il giorno aveva picchiato sulla cupolal’aveva davvero surriscaldata. Così lo schmidth cassegrain al suo interno soffriva il seeing in maniera tremenda.

Ognunocosì si è preso il proprio strumento e ha iniziato ad osservare per fatti propri. Io con il mio 66ed su vixen porta, Inzet con il suo megrez90 su treppiede fotografico, Hari con il suo newton vixen da 6″ dobsonizzato, Paolo e Cristiano hanno utilizzato il meade newton da 40cm dell’osservatorio.

E’ inverno ed è obbligo iniziare con il dominatore del cielo verso sud: Orione si staglia magnifico al di sopra i monti come se stesse esultando dopo averli scalati e conquistati. M42 nel 66ino è piccolina ma luminosissima sotto questo cielo scuro.
Gli altri oggetti facili di questo cielo sono le Pleiadi, il doppio ammasso, M50 sotto sirio, M46-M47 simpatica coppietta di ammassi nell’unicorno.

Ma iniziamo a fare sul serio, va! Inizio con il puntare la coppietta di galassie nel Leone M65-M66. Io le chiamo il bigolo del leone. Infatti partendo da theta troviamo poco sotto una stellina di settima magnitudine, seguiamo la congiungente immaginaria verso il basso e troviamo una stellina di sesta. A questo punto andando verso sud ne troviamo una di quinta magnitudine: ebbene se ci posizioniamo in mezzo a queste due stelline e scndiamo un attimino troviamo le due belle galassiette! Se si ha abbastanza apertura, si vede anche la ngc3628, che però non riesco a scorgere con il 66ino, mentre nel newton di hari è netta. M65 appare di taglio, dunque molto piatta e luminosa. M66 invece è un po’più cicciottella. In entrambi i casi non distinguo particolari interessanti, però il solo vederle da’ soddisfazione.

Ho provato il tripletto M95-M96-M105, ma non sono ancora riuscito a puntarle, mannaggia!

Paolo mi dice che nella criniera del leone c’è una simpatica galassietta, allora, atlante alla mano decido di puntarla. Prendendo le ultime due stelle della criniera, mu e epsilon, si nota che a sud ci sono altre due stelline kappa e lambda. Le quattro stelle guarda caso sembrano proprio puntare una zona leggermante a est della galassietta. Si chiama ngc2903, è una bella spirale di 3/4 di cui però con il piccolino riesco a vedere solo un alone intorno al nucleo netto. Bella, grazie Paolo!

Intanto la chioma di berenice è diventata molto alta. Un certo timore reverenziale nei confronti dell’ammasso di galassie mi fa storcere il naso all’idea di cercarle. Forse è anche perchè non riesco a distinguere manco una stella della costellazzione?

A sto punto mi butto nei cani da caccia. Il primo posto è preso senz’altro dalla M51, la gallasia vortice. Trovarla è abbastanza semplice: si parte dalle ultime due stelle dell’arco dellsa maggiore, la zeta e la eta. Se s’immagina un triangolo rettangolo il cui cateto maggiore sia la congiungente delle due stelle, la M51 la si trova subito. Un altro metodo furbo è lasciarsi sul bordo destro dell’oculare (ricordo che uso un rifrattore con diagonale, dunque sopra e sotto li vedi corretti, mentre destra e sinistra sono ribaltate), si trova una stellina di quinta magnitudine, ci si lascia anche questa sulla destra e zacchette: ecco lì nuclei della M51 e della sua compagna ngc5195. Nel 66ino si vedono i due nuclei attaccati, faccio un salto al 40cm e si vedono i bracci della spirale!! Sembra una foto e mozza il fiato, rimango minuti interi a osservarla basito e quando tolgo l’occhio dall’oculare barcollo.

Nei cani da caccia ci sono altre due galassiette interessanti: M94, si punta in mezzo ad alfa e beta dei cani, ci si sposta verso m51 ed eccola lì!una bella pallonza, sembra un uovo. L’altra è M63, si punta la alfa, la ci si lascia a sinistra e dopo un po’ che ci si sposta la si trova. Questa volta l’ovetto è più snello.

Viste ste due galassiette penso:”se ho visto queste, devo riuscire a vedere almeno le galassiette di messier dell’ammasso lì di fianco!”.

Così inizio a capire che quel grumo di stelle che ad occhio nudo si trovano tra i cani e denebola, è la parte vicino alla gamma della chioma. Dopo un po’ che cerco riesco a capire qual è la alfa perchè lì a fianco si vede immediatamente M53, un bel ammassetto globulare! certo il 66ino si difende, però è giusto un fiocco!

Dalla alfa, lasciandomela a destra trovo una stellina di magnitudine quinta (la si riconosce perchè più a destra c’è una coppietta stretta di stelline di sesta magnitudine), me lascio giù e salgo, salgo finchè non trovo M64, la galassia occhio nero. Purtroppo non distinguo la caratteristica banda di polveri oscure che le danno il nome, però è molto carina.

A sinistra di M64 c’è una stellina di quinta magnitudine, vado in quella direzione e dopo un po’ trovo un’altra stellina di quinta magnitudine, 24 chioma, lasciandosela a destra si raggiunge M85, un altro uovo . Da qua ci vuole un attimo a raggiungere la mitica T che punta tutte le galassiette trovate da messier in questa zona. La T, come la chiamo io, è un gruppo di 5 stelle. La parte orizzontale della T indica da una parte M100, davvero elusiva la intravedo ma devo staccarmi l’occhio dalla faccia! Dall’altra parte c’è M98. All’inizio non la vedo, poi tolgo l’ingombrante stella di quinta magnitudine dall’oculare e si vede subito netta: è di taglio. Seguendo il gambo della T, a metà strada si trova M99:una palla! Sotto il gambo si trova la coppietta M84M86, poi M87, M89, M90, M91 e M88 a formare una specie di arco.

Mentre scrivo queste righe mi accorgo di essermi dimenticato di M58, M59, M60, M61 e M49: mannaggia, la prossima volta saranno mie!

Sotto, intanto è sorto il corvo: la delta e la beta puntano M68, un globulare piccolino ma carino!

Caspita: è sorta la M104. La sombrero. Nel 66ino non la vedo, così vado da Paolo al 40. Nel panoptic da 24 è piccola, la banda di polveri oscure sembra una pennellata di nero pece. Proviamo prima il meade uwa da 6,7, ma è troppo spinto l’ingrandimento. Poi nel nagler da 13mm troviamo il giusto compromesso. Che bella, ora si vede anche l’alone sotto la banda oscura. Eheheheh: non c’è niente da fare, hanno ragione le donne: le dimensioni contano!!!!

A questo punto arturo è bella alta, si intravede sotto la testa del serpente e sopra ercole domina! Decido di farmi un giro tra i globulari.

M3 è facilissimo da trovare: forma un triangolo equilatero con arturo e rho bootis. Bello, bello, bello: l’alone è risolto! Non vi dico nel 40…
M13 poi nell’ercole è uno spasso. Si trova sul lato più lungo del quadrato di ercole, si vede quasi ad occhio nudo. Nel megrez di Inzet è quasi risolto, nel 40 è immenso! Si vede anche una galassietta, la ngc6207, di taglio piccolina ma bellissima.

Dopo M13 è un obbligo morale puntare M92. A muzzo si trova a destra del quadrato di ercole. Bello anche questo: sto 66ino stasera mi sta facendo divertire!

Intanto si può puntare M57 nella lira. Sta proprio in mezzo alle due stelle più lontane da vega. Nel 66ino si capisce che non è una stella, nel 40cm l’anello è netto, pure colorato!

Nel serpente c’è M5, bel globulare anche questo! intanto appena sopra il monte è spuntato M12, globulare nell’ofiuco. Cerco anche M10, ma non è ancora sorto.

Nell’idra intanto spunta fuori M83. Nel 66ino si distingue appena un fondo cielo un po’ più chiaro. Nel 40cmperò non si vede proprio. Strano ma vero!

Dopo un paolo vuole provare l’impresa: vedere le antenne. Si puntano prolungando la congiungente tra delta e gamma del corvo. Si raggiunge una stella di quinta magnitudine, si torna un po’ indietro e…. eccole!!! Si vede una specie di B rovesciata. Che bello, stasera un altro bell’oggetto messo in saccoccia! Ah si chiama anche ngc4038

Dopo un ritorno su M10 e lo vedo tra i rami degli alberi: che storia!!

E’ ora di andare, sono le quattro e siamo stanchi morti ma felici.

Il 66ed è la dimostrazione lampante di come sia bella l’astronomia anche con piccoli strumentini. Ho visto davvero tanti oggetti e mi sono divertito un mondo!

Spero che siate resistiti fino alla fine, il post è davvero lungo ma ero davvero ispirato!

La mente aperta

“il mio cervello inquieto non può restar d’andar mulinando, e con gran dispendio di tempo, perché quel pensiero che ultimo mi sovviene circa quelche novità mi fa buttare a monte tutti i trovati precedenti.” G. Galilei.

Già, il maestro Galileo aveva quella che io chiamo mente inquieta: una mente che non si rilassa mai. Incuriosita dalla bellezza del mondo, cerca di capire tutto, di interpretarlo fare ipotesi e smentirle. La mente di un detective che indaga il mondo, questa è una mente aperta.

Mi viene da pensare, allora, che il più grande regalo che Galileo abbia fatto all’umanità sia quello di allargare i propri confini intellettuali. Confini imposti non già dall’arretratezza tecnologica, ma bensì dall’ottusità della mente.

Questo regalo lo ha fatto nel modo più poetico, pacifico e rivoluzionario allo stesso tempo: ha osservato con il naso all’insù le bellezze del cielo attraverso quello che da altri era considerato un giocattolo, il telescopio.

Quanta strada doveva ancora fare la tecnologia, la scienza e l’umana sapienza? Quanto era buia la strada che aveva intrapreso? E quanti ostacoli ebbe a dover superare, prima di tutto nella propria mente, e poi in quelle altrui? Pensiamo soltanto a quante scienze sono nate o si sono evolute da quel semplice gesto di Galileo: l’ottica, la fisica, la geometria ecc.

Ecco perchè Leopardi diceva: « La più sublime, la più nobile tra le Fisiche scienze ella è senza dubbio l’Astronomia. L’uomo s’innalza per mezzo di essa come al di sopra di sé medesimo, e giunge a capire la causa dei fenomeni più straordinari. »

Incantato dalla Porrima

Ieri sera ho provato velocemente il nuovo rifrattorino di casa kappotto: un acromatico di 90/1000mm su “tenera” montaturina equatoriale.

Le vibrazioni sono molto fastidiose, un po’ migliorate usando la montatura in altazimutale. Ho infatti inclinato l’asse di AR a 90° in modo da usare il tutto senza contrappeso e muovendo a mano il telescopio. Sono dobsonaro anche quando imbraccio un rifrattore, mannaggia a me!

Le stelle visibili ieri sera purtroppo erano pochine. A parte Regolo, Algieba, Denebola e Arturo, ad occhio nudo non vedevo altro! Tra velature in alta quota e inquinamento luminoso, non sono serate bellissime queste di inizio primavera.

Puntando molto a naso il telescopio sono riuscito a centrare la Porrima. Questa stella è forse una delle più belle doppie del cielo. E’ la gamma della Vergine. I Latini la chiamavano Porrima, o Antevorta, a volte Postvorta, nomi di due antiche dee della profezia, le sorelle e assistenti di Carmenta o Carmentis. Porrima era anche conosciuta come Prorsa e Prosa da Aulo Gellio nel II secolo. Carmenta era considerata una divinità della procreazione. Dunque questi due ultimi nomi, prorsa (prima la testa) e Postversa (prima i piedi), indicano le due posizioni in cui un bambino può nascere.

Gamma (γ Porrima) è stata menzionata nel 13 ° secolo dall’astronomo persiano Al Kazwini come Zawiat al Awwa, l’angolo. Secondo l’astronomo persiano al Biruni (973-1048 dC), Awwa ‘qui significava “Girare “, riferendosi alla svolta, o piegare, inriferimento alla linea di stelle che parte da Spica per arrivare a Vindemiatrix.

Gamma Virginis è una bellissima stella doppia, forse una delle più belle nel cielo.  Un missionario in India, tale Richaud, la scoprì nel 1689. William Herschel misurò il suo angolo di posizione nel 1781 e suo figlio, John Herschel, calcolò la sua Orbita nel 1833. La separazione visuale ora è 1,6”. Le stelle sono molto bilanciate, di magnitudine circa 3,5 tutte e due, tant’è che visualmente non si capisce quale sia la primaria.

Veniamo all’osservazione di ieri sera. La separazione stretta delle due stelline permette di osservare un quadro davvero grazioso. L’aspetto a 300x è di due puntini luminosi circondati da un cerchietto. Il cerchietto altro non è che il primo disco di Airy. Il secondo cerchietto si vede purtroppo a tratti, indice di un non perfetto seeing. Diciamo che si poteva valutare in 8/10.
Ho fatto un breve disegnino di quello che ho visto. Il disegno è posizionato secondo l’inclinazione che ho osservato io. In verità l’angolo tra le due stelle è molto meno inclinato, essendo di 16°.

porrima

Stella molto bella, sicuramente uno degli oggetti Hot primaverili per tutti gli osservatori cittadini.

Herschel, un modo nuovo di scoprire e catalogare gli oggetti

La genesi del NGC del Dreyer nasce da quello che è unanimemente considerato il più grande astronomo dopo Galileo: Sir William Herschel.

Herschel pubblica nel 1786 un primo catalogo di oggetti del profondo cielo chiamato Catalogue of one thousand new nebulae and clusters of stars. Esso contiene il primo migliaio di oggetti scoperti ed osservati dallo stesso. Al primo catalogo, segue Catalogue of a second thousand new nebulae and clusters of stars del 1789 e Catalogue of 500 new nebulae, nebulous stars, planetary nebulae, and clusters of stars del 1802. Con queste tre opere Herschel raccoglie e cataloga 2500 oggetti, osservati rispettivamente a Datchet dal 1782 al 1785, a Clay Hall dal 1785 al 1786 e a Slough fino al 1802, in quella che era la sua casa-osservatorio, di cui purtroppo è rimasto bene poco (solo lo specchio primario con sezioni del “tubo”). Il telescopio utilizzato è essenzialmente uno: il riflettore da 18,7 pollici di apertura e da 20 piedi di lunghezza focale (a parte le prime osservazioni fatte con il “little 20 feet” di 12″). Nessuno è riuscito a fare tanto prima di lui.

Inizialmente osservava senza l’utilizzo dello specchio secondario, mettendosi egli stesso di fronte allo specchio con l’oculare in mano nel punto di fuoco. Successivamente si accorse che era più comodo il “fuoco newton”. Sempre all’inizio annotava egli stesso le sue osservazioni. Questo comportava che non riuscisse ad abituare l’occhio al buio, dunque le scoperte in questa fase furono poche. In seguito coinvolse la sorella che scriveva quello che il fratello dettava.

L’aspetto più interessante è la metodologia di lavoro. Sir William puntava una stella famosa del catalogo Flamsteed e da lì si guardava nei dintorni. In particolare puntava il suo telescopio a sud. Il movmento in azimut poteva muoversi di 30° da tute e due le parti. Durante una sessione (sweep) muoveva il telescopio massimo 12° o 14° prendendo nota di quello che osservava ogni 5 minuti. Dopodichè sollevava o abbassava il telescopio di circa 8′ o 10′ e ricominciava una nuova sessione osservativa.

 

Questa metodologia, se da una parte era rivoluzionaria per l’epoca, in quanto è stata la primo vero metodo per scandagliare il cielo alla ricerca di nuovi oggetti, dall’altra porta a due generi di errori. Alcuni oggetti vengono registrati due volte senza che lui se ne accorga, mentre di altri oggetti non si è capito cosa e dove abbia osservato.

In tutti e tre i cataloghi la struttura è la stessa. Gli oggetti sono divisi in 8 classi denominate per numero romano. I Nebulose luminose, II Nebulose deboli, III Nebulose molto deboli, IV Nebulose planetarie, V Nebulose molto estese, VI Ammassi di stelle molto densi e ricchi, VII Ammassi compressi di piccole stelle e stelle di grandi dimensioni, VIII  Ammassi sparsi di stelle. Questa classificazione è il punto di partenza del magnifico lavoro che farà poi il Dreyer di classificazione e catalogazione del NGC e se vogliamo, da cui deriverà la classificazione osservativa dei vari tipi di oggetti: dagli ammassi globulari ( gruppo VI) agli ammassi aperti, dalle nebulose molto estese a quelle planetarie fino alle galassie.