La genesi del NGC del Dreyer nasce da quello che è unanimemente considerato il più grande astronomo dopo Galileo: Sir William Herschel.

Herschel pubblica nel 1786 un primo catalogo di oggetti del profondo cielo chiamato Catalogue of one thousand new nebulae and clusters of stars. Esso contiene il primo migliaio di oggetti scoperti ed osservati dallo stesso. Al primo catalogo, segue Catalogue of a second thousand new nebulae and clusters of stars del 1789 e Catalogue of 500 new nebulae, nebulous stars, planetary nebulae, and clusters of stars del 1802. Con queste tre opere Herschel raccoglie e cataloga 2500 oggetti, osservati rispettivamente a Datchet dal 1782 al 1785, a Clay Hall dal 1785 al 1786 e a Slough fino al 1802, in quella che era la sua casa-osservatorio, di cui purtroppo è rimasto bene poco (solo lo specchio primario con sezioni del “tubo”). Il telescopio utilizzato è essenzialmente uno: il riflettore da 18,7 pollici di apertura e da 20 piedi di lunghezza focale (a parte le prime osservazioni fatte con il “little 20 feet” di 12″). Nessuno è riuscito a fare tanto prima di lui.

Inizialmente osservava senza l’utilizzo dello specchio secondario, mettendosi egli stesso di fronte allo specchio con l’oculare in mano nel punto di fuoco. Successivamente si accorse che era più comodo il “fuoco newton”. Sempre all’inizio annotava egli stesso le sue osservazioni. Questo comportava che non riuscisse ad abituare l’occhio al buio, dunque le scoperte in questa fase furono poche. In seguito coinvolse la sorella che scriveva quello che il fratello dettava.

L’aspetto più interessante è la metodologia di lavoro. Sir William puntava una stella famosa del catalogo Flamsteed e da lì si guardava nei dintorni. In particolare puntava il suo telescopio a sud. Il movmento in azimut poteva muoversi di 30° da tute e due le parti. Durante una sessione (sweep) muoveva il telescopio massimo 12° o 14° prendendo nota di quello che osservava ogni 5 minuti. Dopodichè sollevava o abbassava il telescopio di circa 8′ o 10′ e ricominciava una nuova sessione osservativa.

 

Questa metodologia, se da una parte era rivoluzionaria per l’epoca, in quanto è stata la primo vero metodo per scandagliare il cielo alla ricerca di nuovi oggetti, dall’altra porta a due generi di errori. Alcuni oggetti vengono registrati due volte senza che lui se ne accorga, mentre di altri oggetti non si è capito cosa e dove abbia osservato.

In tutti e tre i cataloghi la struttura è la stessa. Gli oggetti sono divisi in 8 classi denominate per numero romano. I Nebulose luminose, II Nebulose deboli, III Nebulose molto deboli, IV Nebulose planetarie, V Nebulose molto estese, VI Ammassi di stelle molto densi e ricchi, VII Ammassi compressi di piccole stelle e stelle di grandi dimensioni, VIII  Ammassi sparsi di stelle. Questa classificazione è il punto di partenza del magnifico lavoro che farà poi il Dreyer di classificazione e catalogazione del NGC e se vogliamo, da cui deriverà la classificazione osservativa dei vari tipi di oggetti: dagli ammassi globulari ( gruppo VI) agli ammassi aperti, dalle nebulose molto estese a quelle planetarie fino alle galassie.

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