Una registrata al takahashi sky 90

Ieri sera, complice un caffè dopo cena, son stato fino a mezzanotte e mezza sul balcone ad armeggiare con montatura e taketto, al fine di trovare il giusto allineamento con il metodo delle derive e la corretta collimazione con l’analisi della stella a fuoco.

Per l’analisi dei cerchi di diffrazione, ho usato la barlow televue 2x e il delos da 6mm: un bel carico per il focheggiatore che, però si è comportato molto bene, una volta stretto il blocco.taketto

Svitato il paraluce, si trovano dei grani di collimazione. Ci sono 3 coppie di brugole per regolare la tensione della cella e 3 brugolette singole per la collimazione: si deve agire su queste ultime.

La collimazione ottenuta, che si può vedere nel disegnino qui sotto, mi ha da una parte incoraggiato, in quanto ho centrato finalmente gli anelli su disco di rifrazione. Dall’altra però mi ha fatto venir fuori un leggerissimo bordino viola.

collimazione sky90

Devo dire però che la luna ne ha guadagnato di brutto in nitidezza del dettaglio. Dunque posso dirmi parzialmente soddisfatto. Stasera cerco di replicare osservando giove per vedere se becco qualche dettaglio in più, seeing permettendo.

Il VMC200L, le mie impressioni

Io sono un felice possessore del VMC200L. Ormai ne sono in possesso da settembre, più o meno da quando sono diventato padre, quindi capirete che il tempo a disposizione, anche solo per starmene tranquillo a osservare sul balcone, si è alquanto assottigliato :D
Detto questo, credo di aver osservato bene e spesso con il vixenotto. Ho portato a casa diverse osservazioni della luna, molte di giove, qualche stella doppia. Ci ho anche osservato il sole con un filtro a tutta apertura. Vedo di riassumere prima le impressioni osservative, poi quelle generali.

vmc
Luna: il vmc risulta veramente inciso sui contrasti forti della luna. Se il seeing assiste, direi che la grossa ostruzione centrale ( addirittura il 40%!) non sembra dar fastidio. Se il seeing non assiste, però, devo ammettere che l’immagine risulta molto “faticosa”. Non so se questo dipenda solo dal fatto che il tubo è aperto o dal seeing o dall’ostruzione, ma a memoria, il mio vecchio c8 vintage sopportava di più. Vai a capire però se i ricordi migliorano con il tempo…

Giove. Per il pianeta gigante devo fare una premessa. Quando si osserva un pianeta, bisogna innanzitutto studiarselo, bisogna osservarlo spesso. Direi addirittura tutti i giorni, anche solo per dieci minuti alla volta. La costanza e lo studio danno il miglior premio, perché ti permettono di vedere quel qualcosa in più che altrimenti potresti semplicemente ignorare. Con giove per me è andata proprio così: all’inizio dell’opposizione i dettagli erano molto scarsi per poi aumentare fino alle ultime osservazioni, davvero belle e particolareggiate. Questo, più che dallo strumento ( a meno che non abbia difetti gravi) dipende più dall’osservatore. Come giudico allora lo strumento su giove? Secondo me va bene e mi fa vedere bene quello che riesco a vedere. Sembra una banalità, ma altri strumenti come il mak180 skywatcher, il meade lx90 non rendevano come volevo.

giove1

Stelle doppie. Qua le razze si fanno sentire. Il primo anello di rifrazione non è mai intero, anche se molto luminoso. Contando che avevo preso il vmc al posto del mitico rifrattore 102m, direi che non c’è proprio storia. Ci si diverte lo stesso, perchè l’apertura di 8″ rimpiccolisce le stelle, ma la figura non è bella, anche se efficace.

Sole. Qua non c’è storia, l’apertura è troppa e trovare un seeing diurno per un 8″ è cosa rarissima, almeno dal mio balcone.

vmc al sole

Considerazioni generali.
A mio parere quel che conta molto in uno strumento commerciale, oltre alla qualità e alla mancanza di difetti, è l’ergonomia: la maniglia è comodissima e non fa sentire il peso. Più in profondità si può spezzare l’analisi in:

Ottica. Non penso di essere abbastanza esperto da giudicare l’ottica di un telescopio con l’analisi dello star test. Non ho però rilevato difetti nell’immagine dell’oggetto osservato, incisa e bella se il seeing assiste. In più, essendo i due specchi sferici, non dovrebbe essere difficile lavorarli e raggiungere una buona qualità, pertanto confido nelle manine giapponesi che l’hanno lavorato e che mi pare abbiamo fatto un buon lavoro.

Meccanica. Se la collimazione è tenuta veramente bene, infatto gli ho dato un’aggiustatina quando mi è arrivato e non l’ho più toccata,  il focheggiatore secondo me non regge il passo con quelli moderni. Con oculari pesanti il sight tube devia dall’asse ottico di un millimetro o meno, però si sente perchè questo crea micro-scollimazione. In più vien venduto senza riduzione, che si paga (cara) a parte. Non so, ci sono in giro focheggiatori crayford cinesi che sono delle rocce, che hanno la riduzione e che costano poco. Non capisco questo insistere sul cremagliera. Fatto sta che, avendo un back focus elevatissimo e che per andare a fuoco anche con il diagonale serve una prolunga, la leva sul focheggiatore è elevata. Quindi se da una parte non si ha il mirror shift e il mirror flop perchè il primario è fisso, dall’altra il focheggiatore un po’ traballa. Poi è probabile che solo il mio esemplare sia così, eh!

In sintesi, è un progetto particolare, con pro:

– tubo aperto;
– focheggiatore esterno;
– primario fisso;
– collimazione “infrangibile”, una volta fatta non la tocchi più;
– ha la maniglia!!
e contro:
– ostruzione enorme;
– razze molto spesse;
– focheggiatore a cremagliera un po’ antiquato.

Detto questo però, sai cosa aspettarti da lui. Non ci sono sorprese. Il fuoco si trova in maniera molto precisa, non si appanna manco con la nebbia in val padana, è robusto anche se non troppo pesante.

Lo preferisco a un C8? Si, ma non per l’ottica o i dettagli che può fornire, per l’ergonomia, che mi sembra migliore. Ha da subito un buon feeling con l’osservatore. Sul C8 possono vedersi più dettagli? Può darsi, non lo so non avendolo mai confrontato fianco a fianco. Nel prossimo futuro ho in mente di organizzare insieme ad altri possessori di catadiottrici da 8″ un bel confronto. Lì, si potrà fare un confronto serio.

Secondo me, in conclusione, se vuoi un telescopio che ti faccia divertire nell’osservazione hires, l’importante è trovare un esemplare, di qualsiasi modello, che sia esente da difetti. Detto questo, la produzione giapponese secondo me ha ancora un controllo di qualità più alto rispetto a quella cinese. Dunque un VMC secondo me è in media fatto meglio di un C8 o un mak180, ma non è detto che nel confronto fra due esemplari si sappia già prima chi è il vincitore. Tutto questo secondo me.

Delos 10mm vs Zeiss o-10 – The rumble in the Jupiter

Ieri sera è andato in scena il primo round di un incontro epico, del livello di The rumble in the jungle!

Il giovane peso massimo Delos 10mm si è scontrato con il piccolo e e più anziano zeiss o-10, su un campo, l’osservazione di Giove, in cui i contrasti bassi e le lievi sfumature mettono a dura prova la dominante cromatica e la secchezza dell’immagine.

Passiamo prima a presentare i contendenti:

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Il delos 10mm è un oculare di ultima generazione, usa vetri molto leggeri, trattamenti antiriflesso all’avanguardia, ha uno schema complesso 6/8 lenti. Ha 72 gradi di campo apparente e una comoda estrazione pupillare di 20mm. La posizione dell’occhio si può accomodare sul paraluce in gomma, dotato di twist up. Il peso è di circa 400grammi e mette a dura prova i focheggiatori vecchio stampo. Ha un trattamento di color verde “televue”.

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Il piccolo Zeiss è un ortoscopico di abbe: 4 lenti in due gruppi 3+1. Classico intramontabile, ha il barilotto da 24,5 pesa solo 50 grammi, ha un campo apparente di circa 40° e un’estrazione pupillare di 8mm. Non ha paraluce, ma complice lo schema ottico semplice non si hanno né effetti black out né kidney been. Il trattamento anti riflesso sembra avere una dominante violacea, ma sembra molto lieve e difficile da percepire: potrei pure sbagliarmi.

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Veniamo alla prova. L’osservazione è avvenuta in due momenti separati: in primissima serata e più tardi con il pianeta quasi allo zenit.

La correzione geometrica in entrambi gli oculari è ottima: al bordo il pianeta non diventa una pera, ma resta bello tondo.

Anche la dominante mi sembra bella fredda in entrambi gli oculari. Di solito i grandangolari sono più caldi, con il risultato che alcune sfumature vengono confuse nel calore dell’immagine. In questo caso mi sembra che sia televue sia zeiss abbiano fatto un lavoro egregio.

Per quanto riguarda il contenimento dei riflessi, il delos mostra di più il riflesso dei grossi spider del VMC200L, che quasi non si vedono nello zeiss.

Il fondo cielo risulta più scuro nello zeiss, anche se è una differenza di poco.

Per quanto riguarda l’incisione e la percezione dei dettagli, c’è da fare una differenza. Sugli alti contrasti delle SEB e della NEB, la resa è praticamente identica, con un leggerissimo vantaggio dello zeiss. Spostandosi però verso i poli, i contrasti sono più tenui. Il delos secondo me qui patisce un po’ il numero delle lenti e i dettagli sono un po’ impastati. Netti invece nello zeiss.

Ergonomia. Nell’osservazione dal balcone non è una cosa che prediligo, in quanto non sono completamente al buio e sto seduto.. Pertanto non ho difficoltà a trovare la giusta posizione dell’occhio e a mantenerla. Se con il Delos bisogna lavorare un po’ per trovare la giusta posizione del twist up, con lo zeiss, non avendo paraluce, la posizione è quella. Gli manca però un punto dove appoggiarsi con l’arcata sopraciliare. Direi comunque pareggio.

Peso. Qui son dolori. Se il focheggiatore non è granitico, il peso del delos si fa sentire eccome e potrebbe piegare un po’ il sight tube e deviare dall’asse ottico. Dovrebbe bastare stringere a dovere il blocco del focheggiatore una volta trovato il fuoco. Ma così si potrebbe non avere lo stesso identico punto di fuoco di prima. Insomma, se su telescopi dal rapporto focale lungo i problemi potrebbero essere superati dalla grande profondità di fuoco, sui telescopi veloci serve un focheggiatore bello robusto.

Verdetto? Il primo round se lo aggiudica lo zeiss, in un campo a lui molto congeniale. Aspetto di provarli con il dobson nel profondo cielo, sui paesaggi lunari e nell’osservazione del sole con prisma di herschel.

Il prismone di herschel Baader

No, non è quello figo di ceramica. E’ la versione più vecchia, di cui parlò brevemente il Braga su astrotest : http://www.astrotest.it/prismi-di-herschel-e-astrosolar/

Sabato e domenica, in tarda mattinata ho potuto osservare il sole con il seguente set-up:

takahashi sky90 + prismone+filtro ND 3.0 + filtro ND 1.8 + filtro continuum verde.

Ebbene, l’unico oculare che andava a fuoco è stato l’ortoscopico da 12,5mm volcano top.

Naturalmente la cosa mi garba pochissimo. Voglio poter svariare con gli oculari e soprattutto raggiungere ingrandimenti maggiori.

Per poter far questo però mi serve capire con entrare di più nel fuoco del telescopio. Ho trovato a tal proposito la system chart del prisma baader:

Prisma di Herschel Baader

Dall’immagine ho intuito che potrei usare un portaoculari da 2″ più corto, oppure un riduttore da 1 1/4″ a basso profilo.

Addirittuta nell’immagine si capisce che il portaoculari da 2″ dovrebbe avere dentro un inserto per avvitarci direttamente i filtri.

Stasera smonto tutto e indago…

Intanto sto weekend mi son goduto il gruppo 2297 che sorgeva. Peccato non averlo disegnato!