dialogo tratto da “La Grande Bellezza” Di Sorrentino

JEP: Tutte queste vanterie, tutta questa ostentazione seriosa di io, io, io, questi giudizi sprezzanti tagliati con l’accetta nascondono una tua fragilità, un tuo disagio, e soprattutto una certa serie di menzogne. Noi ti vogliamo bene, riconosciamo..certo conosciamo anche le nostre menzogne ma proprio per questo a differenza tua finiamo per parlare di vacuità, di sciocchezzuole, di pettegolezzi, proprio perchè non abbiamo nessuna intenzione di misurarci con le nostre meschinità.

STEFANIA: Ma di che menzogne stai parlando? Tutto quello che ho detto è vero! E’ come sono, è quello in cui credo..

JEP: Ti prego, mi vanto di essere un gentiluomo, non mi fare crollare l’unica certezza che ho, eh?

STEFANIA: No, no, no no. Adesso tu per favore mi dici quali sarebbero le mie menzogne e le mie fragilità, bello mio, eh? Io sono una donna con le palle. Parla, avanti su, parla.

JEP: Su “donna con le palle” crollerebbe qualsiasi gentiluomo. Stefa’, l’hai voluto tu, eh? In ordine sparso. La tua vocazione civile ai tempi dell’università non se la ricorda nessuno, molti invece ricordano personalmente un’altra tua vocazione che si esprimeva a quei tempi ma si consumava nei bagni dell’università. La storia ufficiale del partito l’hai scritta perché per anni sei stata l’amante del partito. I tuoi undici romanzi, pubblicati da una piccola casa editrice foraggiata dal partito, recensiti da piccoli giornali vicini al partito, sono romanzi irrilevanti, lo dicono tutti.. questo non toglie che anche il mio romanzetto giovanile fosse irrilevante, su questo ti do ragione.
La tua storia con Eusebio… Ma quale? Eusebio è innamorato di Giordana, lo sanno tutti. Da anni. Pranzano tutti i giorni da Arnaldo al Pantheon, sotto all’attaccapanni come due innamoratini sotto alla quercia. Lo sanno tutti e fate finta di nulla. L’educazione dei figli che tu condurresti minuto per minuto: lavori tutta la settimana in televisione, esci tutte le sere, pure il lunedì quando non si manifestano neppure gli spacciatori di popper. I tuoi figli stanno sempre senza di te, pure durante le vacanze lunghe che ti concedi…poi hai, per la precisione: un maggiordomo, un cameriere, un cuoco, un autista che accompagna i ragazzi a scuola, tre baby sitter… insomma, come e quando si manifesta il tuo ”sacrificio”? Queste sono le tue menzogne e le fragilità.
Stefa’, madre e donna: hai cinquantatre anni e una vita devastata, come tutti noi. Allora, invece di farci la morale, di guardarci con antipatia, dovresti guardarci con affetto. Siamo tutti sull’orlo della disperazione, non abbiamo altro rimedio che guardarci in faccia, farci compagnia, pigliarci un poco in giro.. o no?

Il cigno nero – possibile spoiler

Il contenuto potrebbe essere anche “la masturbazione femminile”, però anticiperebbe il finale.
La storia narra di Nina, una ballerina di 23 anni, che ha paura di liberare la propria sessualità. In occasione della prima del Lago dei Cigni, viene promossa a ballerina principale. Il dualismo cigno bianco / cigno nero inizia a rompere l’unità della sua mente. Il cigno bianco è perfetto, puro, se vogliamo ancora bambino. Il cigno nero rappresenta la sessualità dirompente. Lo sceneggiatore del balletto vuole far liberare tutta la sensualità del cigno nero. Ma la protagonista non riesce a lasciarsi andare e la sua tecnica di ballo, pur essendo perfetta, manca di passione. Passione invece che è prorompente in un’altra ballerina del corpo di ballo che diventa, suo malgrado, parte della lotta tra i due cigni nella mente di Nina. Così nasce la lotta e l’attrazione, sempre nella sua mente, con il “cigno nero”. Nel film c’è anche il rapporto con la madre, simbolo della paura verso tutto quello che comporta crescere (sessualmente): ogni volta che la ragazza cerca di masturbarsi c’è sempre la madre ha intervenire. Anche i graffi che ha Nina sulla schiena altro non sono che un simbolo dei suoi pruriti vaginali. Solo alla fine, perdendo la verginità durante l’intervallo tra il primo e il secondo atto, masturbandosi nello spogliatoio, Nina riuscirà a lasciarsi andare e a diventare davvero il cigno nero. Il film è molto delicato, tutto narrato sul filo della metafora e delle allucinazioni mentali della protagonista. L’ultima fatica di Darren Aronofsky è davvero ben riuscita. Dopo l’appassionato “the wrestler”, un film nuovo, nel vero senso della parola.